Una chiacchierata con GIBSH

english :a conversation with GIBSH

Surfare nel web ci da la possibilità di scoprire continuamente realtà interessanti e persone provenienti da ogni parte del mondo. É fantastico che si possa entrare in contatto molto facilmente con loro e dialogare con chiunque abbia voglia di utilizzare il potere del social networking come mezzo per condividere informazioni ed idee.

Questo è quello che mi è capitato quando, scrollando la mia home di Instagram ho visto le foto di GIBSH, un brand ucraino emergente, e mi sono talmente incuriosita da voler sapere di più sulla visione di Dmitrij.

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Si percepisce un equilibrio dinamico tra colori saturi e tagli lineari, che danno luce a una donna tenace e brillante. Dopo aver iniziato a chattare su Instagram e Facebook, il designer mi spiega che la sua collezione si rivolge principalmente a un target giovanile. Nello specifico, mi racconta che l’idea di creare degli abiti con fili bianchi si ispira a ‘una giovane ragazza di sedici anni che vuole andare a ballare, ma stufa del suo guardaroba e di quello che vede nei negozi, decide di tagliare un suo abito per inserirvi ritagli di felpe e T-shirt’.

A: Per cominciare, mi piacerebbe chiederti di dove sei esattamente? Sei cresciuto a Kiev o in una piccola città vicino ad essa?
D: Sono nato a Kiev, e questa è la mia città natale.
A: Il motivo per cui ti ho chiesto delle tue origini, è perché vorrei che mi dicessi quanto tu, da designer, pensi che crescere in una piccola/grande città possa influenzare una mente creativa?
D: Ho visto persone di talento provenienti da piccole città così come altre mediocri vivere la loro vita in zone metropolitane. Secondo me, la cosa più importante sei tu, ma non la fortuna di nascere e vivere la tua intera vita in un posto figo. Per quanto mi riguarda, io sono sono stato influenzato da mostre di arte contemporanea, libri e soprattutto da film. In alcuni momenti della mia vita, i film erano il mio Dio, ma non solo quelli d’essai. La lista non si limitava al nome dei registi, popolari tra le persone creative. Sono cresciuto con la forza dei film, e da quella delle riviste di moda. Mi piace vedere un film bello, prendere il nucleo della storia e amalgamarlo ad una situazione che ho osservato nella vita reale. Ad esempio, una banale coda al supermercato. Io la prendo e la inserisco in un film forte come “Il Pianista” con la bravissima Isa- belle Huppert. È divertente. Inoltre mi appassionava molto creare collage con i ritagli delle foto prese da Vogue, le sue pagine erano il materiale migliore per me.

A: Come è successo a noi due, oggi l’utilizzo dei Social Media consente alle persone non solo di restare in contatto con gli amici più stretti, ma anche di creare uno spazio in cui possiamo osservare gli altri, così come loro possono seguirci a loro volta. Alcune persone sono spaventate da questo nuovo modo di comunicare, altre ne sono entusiaste. Cosa provi ad essere nato in un momento rivoluzionario come questo?

D: E’ una fortuna straordinaria avere i social media come mezzo di comunicazione. Con te è stato possibile proprio grazie a tutte queste tecnologie. Non sono mai stato contrario a Facebook o Instagram, sono tutte importanti per me. Sono su Facebook e questo è il mio territorio di vita. Posso parlare, vedere, osservare, ascoltare, leggere. Tu puoi vedere quello che vedo io. Ne viene fuori che tutti atteniamo informazioni comuni che ci rendono una generazione di persone che esistono in un contesto, e grazie a questo possiamo interagire tra di noi e comprendere il più intimo mondo delle persone a noi vicine. Io le chiamo persone dello stesso campo. Vediamo ogni cosa con i nostri occhi ed osserviamo lo stesso DNA della realtà. Almeno la nostra unità si esprime così.

A: Ora parliamo della tua collezione. Hai parlato di una sedicenne a cui piace andare a ballare. Mi chiedo: che atmosfera caratterizza i giovani e l’intrattenimento a Kiev? Pensi che oggi la giovinezza sia uno stadio determinato della vita o è piuttosto uno stato mentale?
D: In questo periodo a Kiev va molto la musica dance. Si dice che siamo la Nuova Berlino. Secondo me abbiamo tanti giovani creativi che amano la buona musica e vogliono vivere la loro vita ascoltando musica di ottima qualità e vestirsi bene. Sono felice quando in strada vedo tutti indossare calzini bianchi o che le sneakers di Raf Simons siano un cult per le giovani generazioni. Sono inoltre così entusiasta che i ragazzi facciano shopping in negozi di seconda mano e li mescolino come vogliono, senza interessarsi di quello che pensano gli altri. É positivo quando ti senti te stesso come se fossi unico, e lo sembri. Quindi per me la club culture a la moda generano personalità con opinioni proprie.

A: Parlami di una città che secondo te rappresenta meglio la società globale.
D: Io penso che non ci siano città ideali, così come nessuno è perfetto. Io penso che una persona possa essere complementare a una qualsiasi città e realizzare il proprio impero dentro di essa. Ovviamente è idealistico. Non ho visitato molti posti, ma grazie alla cultura visuale capisco un po’ di quello che è il mondo.

A: Quali sono i designer che ti piacciono di più e perché?
D: Delle volte guardi degli abiti e pensi “che mente perfetta li ha creati”. Di certo queste sensazioni le ho provate con Margiela, Hedi Slimane, Raf Simons, Riccardo Tisci, Miuccia Prada, Yoshij Yamamoto, Rei Kawakubo, Phoebe Philo, Marc Jacobs, Tom Ford e altri designers tra cui Nike and Adidas. In generale, il mondo del design è abbastanza positivo e se presti attenzione ai migliori, puoi vedere tanta bellezza. La cosa più importante è l’abilita di saper combinare. Da stilista ho lavorato con quasi tutti i brand sul set e semplicemente non ho mai avuto problemi con i vestiti. Per me, devi soltanto combinare e mescolare tutto in modo figo.

A: Pensi che la moda abbia il potere di fare avvicinare di più le persone alle questioni globali?
D: Si, certamente i vestiti possono dirti qualcosa di importante e dare direzione all’evoluzione della cultura visual. Di certo non fermeranno la guerra, ma possono dare una spinta all’azione di massa per ostacolarla. Gli abiti possono essere una protesta e diventarne portavoce. L’abbigliamento è sempre cultura e appartiene al linguaggio sociale e culturale. Non sempre emette messaggi comprensibili, ma da emozioni a quelli che guardano e a coloro che indossano certi capi. I vestiti ci cambiano sempre, succede in modo subconscio, e questo livello non è sempre ovvio. Penso che ad esempio le collezioni di McQueen sono sempre state emozionalmente molto forti e che hanno cambiato la cultura visiva. Adesso Vetements, Raf Simons e altri brand e designers di talento la stanno cambiando.

A:Qual è il tuo film preferito?
D: Qualche anno fa “The Hours” di Stephen Daldry ha causato un’enorme quantità di emozioni che mi hanno fatto conoscere meglio me stesso.
A: Qual è la tua canzone preferita?

D: Di certo possiamo ricordare DJ Marc Piñol, la sua traccia Edit Service 21 non lascia nessuno indifferente. Più in generale, ho iniziato ad amare ascoltare le voci delle persone. Loro non si rendono conto quanto bella possa essere. Solo persone, questo è importante. Sto imparando ad osservarle in modo speciale.

A: Se potessi scegliere un hashtag che definisca la tua personalità, quale useresti?

D:                                                                      #now

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